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La puglia nascosta

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Dapprima in piccoli gruppi poi, in occasione dell’invasione di Bellisario, generale di Costantinopoli, i monaci provenienti dalle regioni orientali arrivano numerosi nell’Italia meridionale.

Nascono così le chiese rupestri, ovviamente in regioni privilegiate che rispondono pienamente alle loro esigenze: la zona del Salento, quella delle gravine di Massafra e Mottola sono, assieme alla Sicilia, gli esempi più significativi di tutta l’Europa.

Per trovare un simile fenomeno, in una forma così importante, occorre andare in Cappadocia o in Siria.

Lì dove gli affreschi sono ancora visibili all’occhio umano, o dove l’architettura mostra segni di notevole interesse, chiunque comprende di trovarsi davanti a dei capolavori nati soprattutto grazie a due diversi fattori: la povertà ed il tempo.

Un’altra teoria di monumenti nascosti, sotterranei, altrettanto numerosa di quella appena descritta, è stata creata dalla pioggia, dall’acqua che alimenta, impetuosa, fiumi sotterranei, che scioglie il calcare e plasma lentamente il terreno creando doline, lame, gravine, puli, inghiottitoi, vore e poi gallerie, grotte e caverne.

Un intrico inimmaginabile, una Puglia nascosta al di sotto della Puglia.
Approfondimento

Spesso difficili da visitare, a volte riservate soltanto agli esperti speleologi, in alcuni casi, come nel celebre esempio di Castellana Grotte, la Puglia nascosta si mostra e strabilia.

Stalattiti, stalagmiti, laghetti sotterranei, figure scolpite dall’acqua in cui l’uomo riscopre se stesso e, molto spesso, figure a lui sacre, quasi fosse convinto che questi miracoli della natura siano segni chiari e tangibili di miracoli divini.

Ulteriori, splendidi tesori, spesso nascosti agli occhi di tutti e sicuramente poco conosciuti, sono, inoltre, tutta quella serie di monumenti sotterranei costruiti nel passato dall’uomo per svariate esigenze, civili e religiose.

I frantoi ipogei celebri monumenti di archeologia industriale, creati secondo una tradizione che affonda le sue radici nella Grecia classica come opifici in cui produrre l’oro di Puglia. Quel prezioso olio che i contadini pugliesi, come alchimisti, producevano nel buio del sottosuolo.

Gli ipogei di epoca ellenistica e quelli di epoca paleocristiana, che tanti reperti hanno restituito e continuano ad offrire ai musei di Puglia e d’Italia, rappresentano una delle più importanti attrattive per gli amanti dell’archeologia.

Per chi viene in Puglia da visitatore, l’itinerario tra queste affascinanti bellezze nascoste è indispensabile.

La Puglia nascosta
Gravine, cripte, puli e doline

La gravina di San Marco che taglia in due Massafra, per la sua enorme estensione rappresenta un monumento naturale. Al lavoro della natura si è aggiunto, nel corso dei secoli, il lavorio incessante dei monaci italo-greci che vi hanno scavato, costruito e decorato numerosissime cripte.

Nel luogo in cui sorge il Santuario della Madonna della Scala, che insiste su di una preesistente laura basiliana, si accede attraversando una splendida scalinata, presso la sottostante cripta della Madonna della Buona Nuova.

A pochi passi da essa è visibile, proseguendo verso il fondo della gravina, la famosa "farmacia del Mago Greguro". Una serie di cripte intercomunicanti dove sono scolpiti numerosi arcosoli in cui i monaci italo greci conservavano le speciali erbe medicinali con le quali guarivano da numerosi mali.

Nella valle dell’Idro, tra le numerose cripte, vi sono quelle con colombaie, le "farmacie" dove ancora crescono, spontanee, numerose erbe medicinali e le spezierie.

Bella, la cripta di San Salvatore (Giurdignano) nella quale è possibile ammirare, oltre agli affreschi, un gioco di volte, finte cupole e soffitti lignei, tutti incredibilmente scavati nella roccia.
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Sulle altitudini del promontorio del Gargano, presso le alte Murge baresi, vi sono i "Puli". Grandi depressioni carsiche note anche col nome di doline.

Tra gli esempi più interessanti vi sono: Molfetta, Andria, Gravina di Puglia, Giovinazzo, Altamura, Sannicandro Garganico. Molto interessante è il Pulo di Altamura da secoli noto agli studiosi.

Vi sono due distinte ipotesi circa l’origine dei puli: la dissoluzione provocata dalle acque (per l’azione erosiva che, con il carbonato di calcio intacca il suolo) o il crollo (provocato dagli uomini, che, scheggiando e cavando la roccia sin da epoche remote, ne causa l’inevitabile caduta).

Le gravine, lunghi e tortuosi crepacci che solcano il terreno calcareo della Puglia, offrono spesso scenari mozzafiato. Molti luoghi si riconoscono a tal punto in questo strabiliante fenomeno, da prenderne addirittura il nome (basti pensare a Gravina di Puglia).

E’ nel tarantino che abbiamo alcuni degli esempi tra i più spettacolari. Nell’agro di GrottagIie, infatti, tantissime sono le gravine che solcano il territorio da nord a sud: la gravina di Riggio, di Pensieri, dei Fuilonese, di Fantiano, di Bucito, di Coluccio, di Lonoce, di Vicentino, di Franteila, di Gaieasi, di Caparica.

Un vero e proprio parco naturale per gli speleologi.

La Puglia nascosta
Le Grotte di Castellana

Il complesso carsico delle grotte di Castellana è tra i più vasti d’Italia, una meraviglia dalla bellezza incomparabile, scoperta dallo speleologo Franco Anelli nel 1938, così amata dagli abitanti di Castellana da convincerli, nel 1950, a cambiare il nome della propria città in Castellana Grotte.

Sono il più grande complesso carsico italiano mai esplorato dall’uomo, le più note d’Italia.

La visita si snoda lungo uno scenario affascinante tra grandi sale dove le rocce disegnano arabeschi fantastici. L’itinerario più lungo, richiede tre ore. Esso si sviluppa per tre km (tra andata e ritorno), tra caverne e voragini dai nomi mitologici o fantastici: le Grave, la Grotta Nera, il Cavernone della Civetta, il Corridoio del Serpente, la Caverna del Precipizio, il Piccolo Paradiso, la splendente Grotta Bianca (considerata la più bella grotta del mondo).

Il complesso carsico prosegue oltre il tratto aperto al pubblico ed esplorato, ed accoglie una concentrazione di opere d’arte frutto del defluire dell’acqua nelle profondità della terra: stalattiti e stalagmiti dai mille colori, fluorescenze d’alabastro, laghetti sotterranei.

Recentemente è stato istituito il museo di Castellana Grotte.
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Il complesso carsico della Grotta dei Cervi rappresenta, con i suoi millecinquecentocinquanta metri di lunghezza, la cavità più lunga della penisola salentina, nonché una tra le maggiori in Puglia.

Negli anni settanta balza improvvisa la notizia dell’esistenza di esse a tre miglia da Otranto. Esse vanno assegnate al neolitico e al neolitico superiore e costituiscono un esemplare unico in tutta l’Italia meridionale. Sono denominate grotte del Cervo per la presenza di questo antico animale sui graffiti delle pareti.

Tuttavia, ciò che colpisce di più è la presenza all’interno del sito di cicli simbolici, alcuni comprensibili, altri misteriosi.

Nel Sud Salento, tra Punta di Montelungo e Canale Runnulu, nella zona del Capo di Leuca si aprono 34 cavità naturali 15 nel versante ionico, 19 in quello adriatico che offrono scenari di una bellezza veramente incomparabile.

Testimonianze storiche, preziosi scrigni di rarità naturalistiche. Nel lato in cui il mare è ancora Adriatico abbiamo le grotte: Tòtale, della Cascata, le Mannute, la Cattedrale, la Giuncachia, Vore, Ortocupo, Ciauli, Rutteddra.

Dopo Punta Mèliso, il mar Adriatico lascia il campo allo Ionio che nasconde altre interessanti cavità: Cazzafri, Moriggio, del Diavolo, del Fiume, Tre Porte, dei Giganti.

Fonti: Rilevazione diretta, interviste, siti istituzionali, wikipedia

Categoria: Territorio

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